Insieme a me, sia come guida turistica che come guida ambientale escursionistica, avrete la possibilità di scoprire il territorio e la città di Farnese entrando in luoghi privati e poco conosciuti. La città è un piccolo gioiello della Tuscia che sorge su di uno sperone di tufo circondato da alte rupi, abitato fin dalle epoche più antiche con numerose tracce di insediamenti etruschi, romani e longobardi.
Il territorio tra Farnese ed Ischia di Castro fu la terra origine della famiglia Farnese, dal medioevo le vicende sono legate a quelle dell’omonima famiglia. I primi documenti scritti che lo riguardano risalgono al XII sec, con le prime notizie della famiglia dei signori di Farneto come veniva chiamata allora la località. Farnese deriva, infatti, il suo nome dalla farnia un tipo di quercia molto diffusa in questa zona in passato.
Questo territorio ebbe un periodo di grande splendore durante il XVI sec. quando, eletto papa Alessandro Farnese nel 1534 con il nome di Paolo III, la famiglia godette di grande prestigio e abbellì il borgo con palazzi, chiese, giardini e opere d’arte. Nelle chiese del paese si possono ancora ammirare dipinti di Lanfranco e Anton Maria Panico.
Si possono visitare molti siti come il Museo Civico “Ferrante Rittatore Vonwiller” ubicato dal 2003 presso il Magazzino dell’Ammasso, un antico deposito di grano, collocato alle spalle del Palazzo Ceccarini-Chigi che ospita il Municipio.
Un luogo di pace davvero affascinante è il Monastero e l’annessa chiesa di Santa Maria delle Grazie. Altra esperienza indimenticabile è camminare all’interno del monumentale viadotto Farnesiano che attraversa Corso Vittorio Emanuele, luogo privato che in alcune occasioni e con visite speciali possiamo visitare.
Alla fine degli anni ’90 una campagna di scavi ha riguardato i “butti” del centro storico. Originariamente pozzi per conservare acqua e grano, una volta che l’intonaco interno si rovinava venivano riempiti con scarti: grandi ossa, ceramiche. I materiali ritrovati costituiscono il nucleo principale nel museo civico R. Von Willer di Farnese.
Il Monastero e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie furono fatti costruire nel 1560 per i Frati Minori da Giulia Acquaviva, moglie di Pier Bertoldo Farnese. Suo figlio, il duca Mario Farnese, generale in capo dell’Artiglieria Pontificia, chiese e ottenne dai Frati Minori di lasciare il Monastero S. Maria delle Grazie alle sue due figlie, Sr. Francesca e Sr. Isabella, provenienti dal Monastero delle Clarisse di S. Lorenzo in Panisperna di Roma, in cambio di un nuovo convento.
Il 9 maggio 1618 le monache presero possesso del Monastero, rimanendovi fino a oggi, escluso un breve periodo di soppressione del Monastero. Le suore oggi portano avanti il lavoro agricolo e hanno un’emporio all’interno del monastero con i loro prodotti.
Il borgo di Farnese è molto noto per il film diretto da Luigi Comencini “Le avventure di Pinocchio” andato in onda nel 1972 è stato un film indimenticabile in cinque puntate. Seppur ambientato in Toscana, infatti, il film in più puntate è stato girato nella Tuscia proprio a Farnese, dove esiste un borgo conosciuto come “Borgo di Pinocchio” nato da un progetto dell’Associazione il borgo di Pinocchio. Qui è ancora possibile camminare nei luoghi che sono poi stati portati sul piccolo schermo da Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Vittorio de Sica e Franco e Ciccio. Il film racconta del burattino più famoso del mondo, una storia tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Lorenzini, meglio conosciuto con il cognome di Collodi.
La Selva del Lamone e il Sentiero dei Briganti
A metà dell’Ottocento, Farnese divenne teatro del fenomeno del brigantaggio, grazie ai numerosi anfratti dove nascondersi, noti solo a chi conosceva la struttura del territorio. Il brigante più famoso è Tiburzi, noto come Re del Lamone o Domenichino. Fu l’ultimo leader della corte di briganti della Maremma laziale, un brigante buono che combatteva i latifondisti per aiutare la povera gente.
Per gli amanti della natura e del trekking la Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone è un’area protetta con alcuni sentieri non facili ma che sono una vera meraviglia, diversi da qualsiasi altro ambiente naturale della Tuscia proprio per la sua storia geologica. La macchia boschiva aspra e impervia si è formata su una colata lavica risalente al periodo compreso tra 150.000 – 50.000 anni fa.
Alla vegetazione fitta, si alternano massi titanici tipici della terra vulcanica. Quando il bosco si interrompe, troviamo ampie radure e zone agricole occupate principalmente da prati-pascolo. Questo grande polmone naturale custodisce testimonianze di insediamenti nell’Età del Bronzo, degli Etruschi e dei Longobardi.
Da non perdere il sentiero che conduce alla colata lavica di Rosa Crepante e al sito fortificato di Rofalco uno degli ultimi baluardi di epoca etrusca.
L’Olpeta forma la splendida cascata del Salabrone in un ambiente selvaggio e rigoglioso, e poco distante, la cascata del Pelicotonno.







